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Paola Maresca – Lo studiolo di Francesco I de’ Medici in Palazzo Vecchio a Firenze

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Quale è il segreto che si cela nello Studiolo, piccolo scrigno rinserrato tra le antiche mura di Palazzo Vecchio?

Per quali arcani motivi il giovane principe Francesco de’ Medici ha voluto realizzarlo? E sono ancora più misteriosi i motivi che indussero lo stesso Francesco, a soli pochi anni di distanza, a volere il suo completo smantellamento. Una breve esistenza, dunque, se si pensa che lo Studiolo realizzato tra il 1570 e il 1572, sarà demolito nel 1586.
Riscoperto ai primi del ’900 e riportato al suo antico splendore sulla base di un ampia documentazione archivistica, lo Studiolo non cessa di meravigliare e di incuriosire sia per la intrigante bellezza dei suoi arredi che per quella aura di impalpabile mistero che traspare dalle immagini, silenti custodi di affascinanti segreti tramandatesi attraverso il tempo per coloro che vorranno scoprire il filo d’oro della Tradizione Sapienziale.

Lo “Stanzino” di Palazzo, così definito per le sue modeste dimensioni, è un piccolo ambiente rettangolare, coperto da una volta a botte, completamente oscuro perché privo di illuminazione naturale e direttamente comunicante con la camera dello stesso Principe.
Una sorta di grotta iniziatica, ove nella profonda oscurità e nell’assoluto silenzio si celebravano segreti rituali per accedere a realtà diverse e sovrasensibili.
Lo scopo ufficiale, che era quello di servire come “guardaroba di cose rare e pretiose, et per valuta e per arte”, nasconde sicuramente un altra più nascosta motivazione.
Lo stanzino infatti sembra piuttosto essere una sorta di teatro di memoria, che condensa e restituisce, attraverso la scienza delle immagini, diversi livelli di conoscenza in un cammino di crescita spirituale il cui fine è giungere per passi successivi alla conoscenza integrale ovvero realizzare la Grande Opera Alchemica.

Autrice Paola Maresca

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